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Scacchisti, udite! Un'immortal tenzone In brevi tratti il verso mio dipinge; Inoltra il Re dei Bianchi il suo pedone, Quel del Re Nero contro a lui si stringe. L'assalta un Cavalier; ma gli si oppone Quel della Donna e i colpi suoi respinge. Alla quarta d'Alfier l'Alfier si pone, La Donna il suo pedon d'un passo spinge. L'altro Cavallo accorre. Al primo è sopra l'Alfiere e il preme. Egli il pedone uccide, Benchè al nemico acciar la Donna scopra. Ed essa muor, ma non indarno. In fallo Cadde il duce dei Neri: ei non previde Scacco d'Alfiere e matto di Cavallo. |
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Poi che gli ultimi fili di tabacco al tuo gesto si spengono nel piatto di cristallo, al soffitto lenta sale la spirale del fumo che gli alfieri e i cavalli degli scacchi guardano stupefatti; e nuovi anelli la seguono, più mobili di quelli delle tue dita. La morgana in cielo liberava torri e ponti è sparita al primo soffio; s'apre la finestra non vista e il fumo s'agita. Là in fondo, altro stormo si muove: una tregenda d'uomini che non sa questo tuo incenso, nella scacchiera di cui puoi tu sola comporre il senso. Il mio dubbio d'un tempo era se forse tu stessa ignori il giuoco che si svolge sul quadrato e ora è nembo alle tue porte: follia di morte non si placa a poco prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo ma domanda altri fuochi, oltre le fitte cortine che per te fomenta il dio del caso, quando assiste. Oggi so che vuoi; batte il suo fioco tocco la Martinella ed impaura le sagome d'avorio in una luce spettrale di nevaio. Ma resiste e vince il premio della solitaria veglia chi può con te allo specchio ustorio che accieca le pedine oppure i tuoi occhi d'acciaio. |
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E il re cortese, il sinistro alfiere la regina irriducibile, la rigida torre, l'accorto pedone sopra questo spazio bianco e nero si cercano e si scelgono in una muta accanita battaglia. Non sanno che la mano precisa di un giocatore governa quel destino non sanno che una legge ineluttabile decide il loro prigioniero capriccio. Ma anche il giocatore (Omar Khayyam lo ricorda) è prigioniero di un'altra scacchiera di notti nere e di accecanti giorni. Dio muove il giocatore che muove il pezzo. Ma quale dio, dietro Dio, questa trama ordisce di polvere e di tempo, di sogno e di agonia? |
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I giocatori, nel grave cantone, guidano i lenti pezzi. La scacchiera fino al mattino li incatena all'arduo riquadro dove s'odian due colori. Raggiano in esso magici rigori le forme: torre omerica, leggero cavallo, armata regina, re estremo, alfiere obliquo, aggressive pedine. I giocatori si separeranno li ridurrà in polvere il tempo, e il rito antico troverà nuovi fedeli. Accesa nell'oriente, questa guerra ha oggi il mondo per anfiteatro. Come l'altro, è infinito questo giuoco. |
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Su lo scacchier di questa nostra vita Fortuna ordinatrice i pezzi pone Re, Cavalli ed Alfier altri prepone; Bassa di Fanti a pie' turba infinita. Segue il conflitto, ogni campion s'aita Qual abbatte e qual muor nell'ampio agone, Qual è vittorioso e qual prigione, Ma la guerra in brev'ora ecco finita. E gli scacchi riposti entro un vasello Le lor condicion tosto cangiando Restan confusi i vincitor coi vinti. Strana mutazion sossopra in quello Vedi l'infimo addosso al venerando E le Lene Fornaie a' Carli Quinti. |