Storia degli scacchi

Le origini degli scacchi si perdono nella notte dei tempi e nessuno può ancora dire con assoluta certezza dove e quando furono inventati.
A tal proposito sussistono varie teorie ma l'ipotesi più accreditata pone il luogo d'origine nell'antica India attorno al 600 d.C.
Gli studiosi però non sono tutti concordi e tra le nuove teorie sembrerebbe accreditata quella che vuole gli scacchi una evoluzione del Chaturanga, un gioco indiano giocato con l'ausilio dei dadi.
Alcuni ritrovamenti archeologici di pezzi di Chaturanga avvenuti in Uzbekistan nel 1977, fanno risalire il gioco al II o II secolo d.C., ma anche su questo gli studiosi non sono concordi, in quanto non sono certi che le statuette ritrovate appartengano in effetti al gioco del Chaturanga.
Il Chaturanga, letteralmente "diviso in quattro", deriva dalle parole in sanscrito chatur, che significa "quattro", e anga, che significa "parti".
Il nome fa riferimento alla divisione delle quattro armate - fanteria, cavalleria, carri ed elefanti. Questa prima forma di scacchi veniva giocata sull'ashtapada (letteralmente "a otto piedi"): una scacchiera di 64 quadrati.
È importante sottolineare che chaturanga era una parola che faceva riferimento direttamente agli eserciti indiani, solo in seguito agli scacchi.
Questo significa che, nella forma originale, gli scacchi erano esplicitamente considerati un gioco di guerra, avendo preso il nome direttamente dalle armate che lo rappresentano.
II primo riferimento agli scacchi nella letteratura sanscrita giunta fino a noi appare nel 625. Il poeta Bana elogia il sovrano indiano Harsha, che regnò dal 606 al 647: Bana descrive questo Re di Kanauj quale principe di pace, notando che nel suo regno le uniche guerre combattute erano quelle mosse sui 64 quadrati.
Dall'India, gli scacchi si spostarono quindi in Persia. Sembra che questo gioco sia stato introdotto durante il regno del monarca persiano Khusrau Nushirwan, che governò dal 531 al 579 e prese il nome di Chatrang.
Sappiamo da fonti letterarie di questo periodo che già nell'anno 600 gli scacchi erano diventati una comune attività della nobiltà persiana.

Gli scacchi si diffusero nel mondo arabo con l'invasione della Persia da parte degli islamici nel periodo tra il 650 e il 750, e siccome i suoni "ch" e "g" risultano estranei alla lingua araba, il gioco prese il nome di Shatranj.
È proprio dal mondo islamico alla metà del IX secolo che provengono le prime testimonianze documentate sull'esistenza della teoria scacchistica.
Nell'anno 988 lo scrittore Ibn an-Nadim nomina numerosi giocatori che avevano scritto libri sul gioco degli scacchi.
Durante questo periodo, molti autori non solo contribuirono all'apprendimento della teoria scacchistica, ma si diedero un gran da fare per trovare una giustificazione morale per questo gioco: dal momento che non era menzionato nel Corano, il suo stato religioso era incerto.
I sostenitori degli scacchi lo elogiavano nella speranza che non fosse inserito nella categoria delle attività bandite, come il gioco d'azzardo.
I pezzi in questo periodo erano generalmente in forma astratta e non rappresentativi, in quanto la pratica musulmana non permetteva il culto delle figure. I poeti islamici scrissero inoltre sugli scacchi e utilizzarono le idee scacchistiche come metafore.
Tale Al-Farazdaq compose un poema che conteneva riferimenti al basso livello sociale dei pedoni: "Li tengo lontano dalla tua eredità e dalla corona reale, cosicchè, ostacolato dalla mia armata, tu rimanga un pedone tra i pedoni".

Gli scacchi penetrarono nell'Europa occidentale attraverso il mondo arabo, prima della fine del primo millennio. Di conseguenza, l'Europa divenne la più fertile zona per lo sviluppo degli scacchi nel secondo millennio.
In Europa le pedine subirono una trasformazione da forme astratte a forme rappresentative.
Tra i vari pezzi ritrovati sono di fondamentale importanza, in quanto costituiscono prove dell'esistenza degli scacchi in epoca medievale, quelli detti di Lewis, dal nome dell'isola scozzese dove vennero ritrovati nel 1831.
Questi magnifici 78 pezzi, parte di quattro serie incomplete, sono datati intorno al XII secolo, sono ricavati dall'avorio di tricheco e, probabilmente, originari della Scandinavia.
In epoca medievale gli scacchi furono così popolari da soppiantare tutti gli altri giochi.
Tra i primi a giocare a scacchi in Europa furono gli ecclesiastici. Ci sono molti documenti che testimoniano il bando della chiesa nei confronti degli scacchi, ma chiaramente questo bando fu inefficace.
Dalla Chiesa gli scacchi si spostarono facilmente alla nobiltà. Già nel XII secolo un elenco delle attività preferite dai cavalieri annoverava gli scacchi in un elenco comprendente l'equitazione, la caccia col falco e lo scrivere versi.

In Europa, nei primi cinquecento anni, gli scacchi subirono solo lievissime modifiche. In primo luogo gli scacchi un passatempo sociale più che un'occupazione intellettuale, di conseguenza furono fatti pochi passi avanti, teorici o tecnici, rispetto a quelli descritti nella letteratura musulmana che arrivò in Europa subito dopo l'introduzione degli scacchi.
Fu solo verso la fine del XV secolo che ci fu un'improvvisa riforma nelle regole adottata velocemente in tutta Europa: si tratta del maggior cambiamento di questo gioco nel corso di tutta la sua storia documentata.
Una delle nuove regole permetteva a un pedone di avanzare di due caselle alla sua prima mossa e questo ebbe l'effetto di velocizzare il gioco senza stravolgerne troppo le tattiche generali.
Furono invece due le ulteriori variazioni che risultarono ancora più sostanziali e che permisero ai giocatori di accrescerne il divertimento: fu permesso all'Alfiere di spostarsi più lontano, mentre la Regina divenne, da un pezzo debole che era, quello in assoluto più forte sulla scacchiera, si verificò rendendo il movimento della Regina una combinazione del movimento della Torre e del nuovo Alfiere.
Quest'ultimo cambiamento fu così sensazionale che la letteratura del tempo fa riferimento al nuovo gioco come "gli scacchi della Regina" o, con giudizio poco edificante, "gli scacchi pazzi".

Bisogna attendere il XVII secolo perchè gli scacchi trovino la collocazione odierna nella società: in questo periodo gli scacchi non furono considerati solo un passatempo della classe privilegiata, ma piuttosto un'attività con validi elementi di sfida, sia in senso sportivo che intellettuale che permise la fioritura di una letteratura dettagliata, di giocatori professionisti, incontri a squadre, competizioni internazionali ed eventi spettacolari come le simultanee e gli incontri alla cieca.